28 luglio 1962
Memorabile albore
padrino dell’ultimo addio
di forestieri augelli
al proprio nido, assicurati
nell’essere stanziali,
poi, per nefasti eventi,
bollati migratori.
Amaro mattino
testimone di afflizione
di fragili pulcini al distacco
da miseri, ma unici, balocchi
e di stormi spennati
in un macabro rituale
a cui un regime può arrivare.
Eterno meriggio
d’ansia stracolmo
per l’alternata paura
di non poter volare
e restare prigioniero,
beffa del destino,
in paese ormai nemico.
Sospirato tramonto
taumaturgo della serenità
di chi ha superato l’esame,
pronto ad aleggiare
e per sempre abbandonare
dei propri natali la donatrice,
del cuore ognor conquistatrice.
Indi lento allontanare
da quel lembo di terra
su cui il genio di Alessandro,
di due secoli padrone,
sorgere fece delle città
l’Illustre dell’antichità.
Tutto sfuma e se ne va.
Sola, una materna Ausonia
tra i marosi resta a cullare
per poi cedere a Morfeo
chi trascorso avea la giornata
che, a ragione, la più lunga
della propria vita
è stata decretata.
Orlando Amedeo Cangià
